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L’export al tempo del Covid-19, tra gennaio e marzo l’Abruzzo perde 122 milioni
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exportMai così male da dieci anni l’export abruzzese nei primi tre mesi dell’anno. Con una flessione imponente del settore più forte, l’automotive del Chietino, e della moda nel Teramano, e il solo segnale positivo che arriva dal comparto farmaceutico aquilano, che tiene a galla da solo tutti gli altri settori messi insieme. Dove si disimpegna abbastanza bene anche l’agro-alimentare. In attesa di verificare l’impatto che le chiusure delle attività produttive per colpa del Covid-19 ha causato sulla bilancia delle esportazioni – dato però meglio verificabile nel trimestre aprile-giugno - l’indagine realizzata per la Cna Abruzzo da Aldo Ronci, su dati Istat, sottolinea con la matita blu già alcuni problemi importanti. A cominciare dalla flessione del fatturato globale di chi esporta: «Nel primo trimestre del 2019 le esportazioni abruzzesi ammontavano a 2.184 milioni di euro; un anno dopo siamo a quota2.062, con una flessione di 122 milioni. In percentuale, la caduta è stata del 5,6%, dato triplo di quello nazionale dove il calo è dell’1,9%. Si tratta insomma del peggior risultato degli ultimi dieci anni» illustra l’autore.

Il punto negativo più evidente resta quello relativo alla produzione dei mezzi di trasporto. La caduta del comparto più forte presente in Abruzzo (128 milioni in meno) può essere in parte spiegata con la chiusura dell’azienda di riferimento, la Sevel in Val di Sangro, dalla metà di marzo a metà maggio. Ma è anche vero che mentre in Abruzzo la flessione è stata dell’11,3%, a livello nazionale la caduta nello stesso comparto è stata di circa la metà: 6,2%. Perdita notevole, insomma, cui fa da contrappeso la performance - tra gli altri settori pure pesantemente penalizzati (-83 milioni) - del solo polo farmaceutico, quasi tutto localizzato nell’Aquilano: 148,3% in più, sei volte tanto quello nazionale (24,1%) e 89 milioni di incremento, frutto soprattutto dell’imponente sbarco sul mercato a stelle e strisce della Dompè. La girandola dei milioni in più o in meno finisce così per incidere pesantemente anche sugli andamenti territoriali complessivi nelle quattro province: «Molto bene L’Aquila, con 103 milioni in più; in linea di galleggiamento Pescara, con un milione in più; male il Teramano con 48 milioni in meno; a fondo il Chietino con un decremento di 178 milioni» sintetizza Ronci.
Resta da dire che, le sole attività - farmaceutico a parte - che hanno conseguito incrementi sono state le apparecchiature elettroniche (+11), gli apparecchi elettrici (+3) e i prodotti chimici (+2), l’agro-alimentare (+11). Male invece abbigliamento (-44, ma dei quali ben 36 persi nel territorio leader, il Teramano), macchine e apparecchi (-32), prodotti in metallo (-10) e articoli in gomma e plastica (-9).
In attesa dunque di fare più compiutamente i conti con le conseguenze provocate su un sistema produttivo già problematico di suo dalle prolungate chiusure provocate dalla pandemia, è tempo di fare già qualche valutazione. Dice il presidente regionale di Cna, Savino Saraceni: «Per riuscire a dare una scossa e stimolare il sistema produttivo abruzzese, formato per il 96% da microimprese che impiegano il 55% degli occupati, bisogna mettere a loro disposizione servizi e risorse capaci di introdurre innovazione per migliorarne la competitività. E’ un problema nazionale, certo, ma anche della Regione. Non a caso un ampio schieramento di forze imprenditoriali e sindacali ha posto unitariamente all’attenzione della giunta Marsilio, fin dall’inizio dell’emergenza, diversi temi e priorità su cui muoversi. Quanto al sistema bancario, abbiamo apprezzato nelle ultime settimane una crescita significativa dei finanziamenti concessi alle imprese in base alle principali misure varate dal Governo Conte, ma poi occorrerà verificare l’effettiva erogazione».

 
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