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Decreto Crescita, imprese e politica d’accordo: va cambiato
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Presidenza 1Un fronte comune di imprese e politica per modificare il “Decreto Crescita” nella parte che impedisce alle Regioni di poter intervenire autonomamente sul Fondo di Garanzia

per le micro e piccole imprese sostenendo l’attività dei Confidi. E’ l’impegno scaturito questa mattina a Pescara al termine dell’incontro organizzato nella sala Tinozzi della Provincia di Pescara da un folto gruppo di associazioni che rappresentano il mondo dell’artigianato, del commercio, della micro e piccola impresa (CASARTIGIANI, CLAAI, CNA, CONFAPI, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO e CONFESERCENTI) con un gruppo di parlamentari abruzzesi, in rappresentanza dei diversi schieramenti tanto di maggioranza che di opposizione: Nazario Pagano e Antonio Martino di Forza Italia, Luciano D’Alfonso del Pd e Valentina Corneli del Movimento 5 Stelle. All’iniziativa era presente anche il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Zaffiri. Ai rappresentanti istituzionali, nei loro interventi pronunciati a nome del folto schieramento imprenditoriale che è sceso in campo, Graziano Di Costanzo e Massimiliano Mari Fiamma hanno rappresentato i termini della questione: in sostanza, se il testo non subirà variazioni, ci troveremo di fronte a un «grosso favore alle banche, ma ad un grosso svantaggio reso all’economia». Ma qual è il nodo del contendere? Eliminando nel testo del Decreto la possibilità di intervento nel sistema delle garanzie da parte delle Regioni, si è di fatto avviato un meccanismo che comporterà una ulteriore restrizione dei finanziamenti concessi alle imprese, ed in particolar modo a quelle di più ridotte dimensioni. Un trend, hanno ricordato le imprese, fotografando l’andamento dei finanziamenti tra 2011 e 2019, che ormai si propone come tendenza di medio-lungo periodo: mentre in Italia il mondo dell’impresa ha conosciuto una contrazione dei finanziamenti di oltre 237 miliardi (da 994,7 a 756,9), con una caduta del 23,9%, in Abruzzo la percentuale è salita fino a quota 26,2%: da 16,3 miliardi a poco più di 12 miliardi erogati. 

In sostanza - dicono le associazioni d’impresa - impedendo alle Regioni di poter intervenire con un ruolo attivo sul sistema delle garanzie, e sminuendo così il ruolo dei confidi, finirà per essere avviato un meccanismo di ulteriore caduta nella concessione del credito: ragion per cui va al più presto reintrodotta quella lettera “r” del Decreto Bassanini del 1998, cassata dal Decreto Crescita, che consente alle Regioni di esercitare un ruolo attivo e da protagonista in materia di garanzie per il finanziamento alle imprese da parte delle banche.

 
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