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Concessioni balneari, imprese sulle barricate: «il Governo si faccia sentire»
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platea 3Proroga di trent’anni per le attuali concessioni. Avvio dell’evidenza pubblica solo per le nuove.

Mobilitazione generale della categoria. Richiesta al governo Renzi di far sentire la propria voce, esattamente come altri Paesi europei hanno voluto e saputo fare. E’ la “linea del Piave” su cui si attestano i balneatori abruzzesi aderenti alla Cna, che venerdì scorso, a Pescara, si sono riuniti in assemblea per fare il punto sullo stato della vertenza che li vede opposti, ormai da anni, all’Unione europea. Nodo del contendere, il destino delle attuali concessioni demaniali marittime, che a Bruxelles – complice una contestata interpretazione della “direttiva servizi”, la cosiddetta “Bolkestein – qualcuno vorrebbe mettere subito all’asta, sottraendole agli attuali concessionari. Al “SoS” lanciato dai balneatori abruzzesi nell’affollatissima assemblea tenuta nella sede della Cna, hanno risposto presente in tanti: titolari di imprese, ovviamente, ma anche rappresentanti di quelle istituzioni (Regione, Parlamento, Comuni) ritenute essenziali per condurre in porto una battaglia vincente: il vicepresidente della Regione Abruzzo, e coordinatore nazionale degli assessori al Turismo, Giovanni Lolli; la senatrice Manuela Granaiola; il presidente dell’Anci Abruzzo, Luciano Lapenna; il consigliere regionale Luciano Monticelli; l’avvocato Ettore Nesi, consulente nazionale dei balneatori Cna; l’ex presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa.

L’incontro è stato aperto dal presidente nazionale dei balneatori Cna, Cristiano Tomei, che ha ricordato come la categoria sia pronta anche al «muro contro muro, se necessario», ha ribadito la “linea Maginot” su cui la categoria si è assestata («Proroga di trent’anni per le attuali concessioni, evidenza pubblica e aste solo per le nuove»), ha evocato nella lotta a sostegno dei balneatori abruzzesi e italiani il “convitato di pietra”. Ovvero il governo Renzi, la cui voce è silenziosa sull’argomento, «a differenza di quanto altri Paesi, come Spagna e Portogallo, sono stati in grado di fare con efficacia nei confronti dell’Europa, risolvendo il loro problema».
I balneatori, intanto incassano il sostegno convinto delle Regioni italiane. «E’ in gioco una partita che non si può permettere di perdere il sistema Italia, visto che sono in ballo 30mila imprese, un contributo del 65% del settore al movimento turistico generale, lo svolgimento di funzioni di interesse pubblico, come la pulizia delle spiagge o il salvamento, in sostituzione dello Stato. E con alle viste una stagione estiva che potrebbe portare all’Italia un afflusso senza precedenti di presenze» ha detto Lolli, infiammando la platea. A dare sostegno alle ragioni delle imprese abruzzesi, la senatrice Granaiola, che a Palazzo Madama ha messo “nero su bianco” un disegno di legge che sintetizza le richieste della categoria: proroga trentennale, evidenza pubblico solo per i nuovi arrivi: «Perché non può esistere un Paese che espropri una categoria dei propri investimenti, e perché la Bolkestein riguarda i servizi, e le spiagge invece sono un bene».

 
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