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Artigianato, la crisi delle costruzioni frena la ripresa
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ediliziaE’ crisi senza fine per le piccole imprese edili abruzzesi, che finisce per condizionare e frenare i flebili segnali di ripresa.

Lo conferma lo studio realizzato da Aldo Ronci per la Cna regionale, relativo all’andamento delle imprese artigiane nel secondo trimestre del 2015. La caduta del comparto delle costruzioni (-60 imprese rispetto allo stesso periodo dell’anno) trascina con sé quello dell’intero comparto artigiano, che ha chiuso il periodo compreso tra aprile e giugno con un saldo negativo di 14 unità rispetto al 2014; una crisi segnata soprattutto dalla caduta delle nuove iscrizioni (-20 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Dal punto di vista territoriale, proprio la crisi delle costruzioni finisce con il condizionare negativamente l’andamento generale di alcuni territori, che avrebbero altrimenti dato flebili segnali di risveglio della micro impresa. E’ il caso emblematico di Chieti, dove si registra il picco delle cancellazioni (-21), ma che tuttavia in altri settori - servizi alla persona con +18; industria manifatturiera con +13 - ha manifestato segnali di risveglio, fino a un segno globale positivo (+6). Costruzioni a parte - male però anche il trasporto (-8), l’industria del legno (-12) e la produzione di articoli in pelle (-10); segno “più” avanti ai saldi anche per attività economiche come la manifatturiera (+6), i servizi per la persona (+23), le riparazioni di auto e di apparecchi per la casa (+8), la pulizia e il giardinaggio (+12), le riparazioni di beni personali (+12), le imprese alimentari (+12). Con il Chietino, pur pesantemente condizionato – come detto – dalla flessione delle costruzioni – segno complessivo positivo anche per L’Aquila (+5), mentre al contrario sia Pescara (-15) che Teramo (-10) flettono.

«Nei giorni scorsi abbiamo sottolineato quanto forte sia la pressione fiscale sulle imprese abruzzesi - dice il direttore regionale della Cna Abruzzo, Graziano Di Costanzo - e dunque riteniamo che quella di un suo drastico abbattimento sia la strada da percorrere senza indugi per rilanciare la capacità competitiva delle imprese. Una strada annunciata dal governo, che attendiamo alla prova dei fatti, ma che deve coinvolgere anche enti locali e Regione, la cui pressione fiscale è diventata insostenibile». Per Di Costanzo, ancora, occorre contrastare la caduta del settore delle costruzioni con «politiche mirate al rilancio delle opere pubbliche, intervenendo poi sul risanamento del dissesto idro-geologico, sul miglioramento dell’edilizia scolastica, oltre che – ovviamente - sull’accelerazione della definitiva ricostruzione dell’Aquila. Quanto al fronte dell’edilizia privata, la via più efficace per rilanciare il mondo delle imprese, ci pare quella del recupero e dell’aumento di efficienza del patrimonio edilizio esistente».

 
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